Il personaggio rallistico di oggi è Luisa Zumelli mitica pilota e copilota che ha iniziato l’attività negli anni 80′ la sua lunga carriera la trovate trascritta nella pagina del forum a lei dedicata QUI.

Ecco come ci ha risposto…

  • Sedile di destra o sinistra,quale preferisci e quale ruolo ti ha dato più soddisfazioni?

“Quando leggo guardo un quaderno e quando guido guardo la strada. Ma se leggo pensando di guidare, se mentre leggo ho ben presente se aspettarmi una marcia in più, e sbircio le note da leggere per sapere quando sarà il momento di togliere, allora è quasi come guidare. Ed è così che a fine prova anche se ho “solo” letto, so ugualmente che una piccola parte del risultato è merito mio.
Quando guido, una volta finito una prova, ho finito: ho dato tutto quello che potevo in termini di concentrazione e di stress; invece da navigatore ho un lavoro senza riposo, continuo: durante le ricognizioni devo cercare i posti da segnalare all’assistenza, prendere i tempi per gli anticipi, controllare dove iniziare a scaldare le gomme, e poi, la sera, rifinire il piano assistenza, calcolare la benzina per ogni punto, gli anticipi, sistemare le note, …, e in gara devo stare attenta al radar, non perdere mai di vista il cronometro, fare le pressioni, … (per questo condannerei certi piloti prepotenti a fare almeno una volta il navigatore).
Quando guido, se non sono in giornata, a fine PS non sono felice e neanche tanto sudata, e a fine gara mi deprimo; quando navigo ce la faccio lo stesso e sono comunque sempre un po’ soddisfatta. Ma se sono in giornata, e guido bene e sento la Paola (Valmassoi) che mi “disegna” la strada, che gusto!
Quando guido, se cambia il tempo, l’ultima parola in termini di gomme è mia, e la preoccupazione sale.
Quando guido male mi chiedo come fa la Paola a resistere e le chiedo scusa, e quando navigo, il pilota è più bravo di me, e allora mi chiedo se non è il caso di non guidare più.
Tornando alla domanda, la risposta è che ho soddisfazione enorme in entrambi i casi, e che sono fortunata perché posso scegliere, e sappiamo che ci sono tanti navigatori che sarebbero degli ottimi piloti ma non hanno avuto l’opportunità di diventarlo. Guidare da piaceri e ansie con picchi molto alti, navigare ha un andamento più morbido ma ugualmente piacevole. Sbagliare guidando è riconosciuto come normale, sbagliare navigando ha purtroppo poche giustificazioni.”

  • Una gara che ti ha esaltato?

“La gara che mi piglia di più è sempre Sanremo. Oltre a piacermi come prove speciali, ha incorporato la fatica che facevo quando si andava fino in Toscana, o in Umbria, e usavo ferragosto per andare a prendere le note. Ha il marchio di chilometri di note sotto un sole cuocente mentre gli altri erano in spiaggia, per me ha ancora il sapore dei grandi sacrifici. Per questo a Sanremo più di qualsiasi altra gara ho il panico di sbagliare all’inizio, di avere l’arroganza di non aspettare di essere “calda” prima di tirare.”

  • Rimpianti?

“Le gare sono parte di vita: vorrei avere il minor numero di rimpianti possibile. Se avessi avuto la capacità di adesso mi sarei sganciata prima da persone negative che hanno trasformato, con la quasi certezza che o non avrei finito la gara o che comunque non sarei stata serena, la mia gioia di correre in incubo.
Se invece esistesse la lampada di Aladino, avrei chiesto di imparare a guidare prima, perché imparare in età matura è “macchinoso”.”

  • Di quale vettura hai il ricordo migliore?

“La Delta gruppo A. In gruppo N, per rispettare la macchina, guidavo evitando tutto, spesso anche i tagli, con il patema che se mollavo un attimo poi me lo portavo per tre curve; scoprire di avere tra le mani un carro armato che andava forte e si fermava senza scomporsi un minimo è stato fantastico.”

  • Mai avuto paura? C’era qualcosa in particolare che non amavi?

“Certo che ho paura. Ho quella sana paura della consapevolezza che le gare sono corse in macchina, e la paura mi da la misura del fare e del scegliere. Comunque ho molto più paura quando, qualcuno che non corre ma che sa che faccio i rally, se mi da un passaggio, vuole farmi vedere che sa guidare. E ho paura ad entrare a manetta in galleria sull’autostrada.”

  • La tua migliore stagione?

“Nel 2008 abbiamo vinto l’italiano (maschile) e abbiamo sfiorato l’europeo (seconde).”

  • Un episodio curioso o particolare?

“Tanti anni fa… Avevo rotto la cinghia e mi sono fermata in prova a “spogliare” una signora dei suoi collant.”

  • Cosa ne pensi dei rally attuali? Li segui? hai consigli per migliorarli?

“Nei rally sono state necessarie delle modifiche importanti, e quando c’è una rivoluzione è logico che ci siano delle cose storte. Per esempio, in quanto alle limitazioni di assistenza (che non declassano più in modo così pesante chi aveva un solo mezzo di assistenza), mi sembra assurdo non arrivare perché ti manca una lattina d’olio. Quando mi sono trovata nella necessità, seguendo la mia personale etica sportiva (comodo, vero?! ma l’ho sempre rispettata anche quando l’ho visto fare agli avversari – ribadisco: sto parlando di lattina d’olio, non di essere “sporchi”), ho cercato di trasgredire: non è questione di fare i furbi di prassi (genere che odio), ma proprio non riesco ad arrendermi a non arrivare per cose da poco. In quanto alle ricognizioni, trovo pericoloso, soprattutto per i giovani, fare solo note corrette, ma neanche si poteva continuare a fare venti passaggi a prova. Inoltre se per caso si rompe la macchina con cui stai provando, devi fare la gara senza note. Insomma il solito: la regola del buon senso non è una regola. Di fatto è che i più rigidi nel voler imporre le regole sono quelli ai quali ho visto fare di tutto, ma proprio di tutto, e quindi sopporto male chi, per interesse, dimentica le proprie origini, la propria storia.”

  • Com’era il rapporto con i colleghi maschi? erano diffidenti nei confronti di equipaggi femminili?

“In campo gara è come in campo lavoro: se sei una donna devi dimostrare di più di un uomo, ma una volta fatti gli sforzi di partenza, nessuno ci fa tanto caso. Sai di essere un po’ più criticata come è normale che succeda in un ambiente dove trovi una donna ogni cinquanta uomini (sarebbe uguale anche nella situazione contraria). A volte devi ribadire che hai meno forza fisica. In campo gara, una volta dimostrato che hai passione per lo sport che stai facendo, e che stai cercando di farlo al meglio delle tue capacità, le cose diventano normali. Se sei priva di attitudine o acida, non è colpa dell’ambiente maschile.”

  • Vogliamo qualche anticipazione sulla tua prossima stagione o eventuali altri progetti.

“Molte volte ho pensato di fare gare sparpagliate, senza seguire nessun campionato. Per esempio vorrei fare il mitico Tour de Corse, o la Modena cento ore classic, dove c’è anche la pista (cambiare per una volta specialità) e dove si va solo a penalità nel senso che finché riesci ad aggiustare la macchina, puoi sempre ripartire. Ma quest’anno è finito solo la settimana scorsa all’Acropolis, e quindi è troppo presto. Adesso riposo, poi vedremo.”

intervista realizzata da Marco Bonini per Rally.it