Andando oltre i riferimenti cinematografici e mitologici, l’Argentina è quella straordinaria cartolina del WRC 2013, la più sintetica ed efficace fino ad ora, che riassume perfettamente l’andamento attuale della stagione, in cui, a prevalere, sono i titani, coloro i quali che hanno animato la stagione negli ultimi anni con vigore e passione. Riflesso, peraltro, di un’era all’insegna della Francia: il passaggio di staffetta Loeb-Ogier è avvenuto senza troppo rumore e soprattutto senza inconvenienti. I dati, parlano e descrivono meglio il quadro delle prime cinque gare: in presenza di entrambi i piloti, si sono spartiti a vicenda le prime due posizioni, mentre nel complesso, tutte le vittorie sono finite in mano ai due Sébastien. Icona, appunto di una voragine che non si apre laddove si riscontri un gap meramente “tecnico”, legato alla qualità di ciascuna vettura, bensì inerente lo spessore di guida del pilota, la fantasia, l’arte ed anche la tattica. A proposito del contesto, è opportuno aprire una parentesi: sullo sfondo c’è la pampa secca di Cordoba, caratterizzata da una vegetazione abbastanza ricca e che animò, come si ricorderanno gli appassionati, la Dakar 2011, ma che viene ogni anno percorsa dal noto rally raid. Le tinte aride, il fondo a tratti sabbioso, in alcuni punti roccioso, in altri umido, ha permesso all’evento, nonostante la lista iscritti alquanto limitata, di essere particolarmente ravvivato dalle sfide interne alla top ten, con il fiato sospeso. Chiudendo la digressione, apriamo una considerazione, che non è altro che la conseguenza di quanto appena affermato: ciò che resta del WRC, è la guerra dei poveri, in un motorsport che si perfeziona di anno in anno, ci sono troppe lacune, limiti in quei “drivers” che al massimo possono puntare al podio. Non è più l’era degli specialisti, le vetture sono precise, pulite e composte ed inoltre, a spazzare via alcuni tabù del mondiale rally, è stata l’accademia francese, la quale trova la sua rappresentazione in Citroen: il vivaio esprime un potenziale straordinariamente elevato. E’ paragonabile alla Spagna del motociclismo, che nelle prime tre categorie principali, ha vinto tutte le tre gare fino ad ora disputate. Si pensi, del resto, a quanto, in termini reali, i due francesi siano superiori ai team-mates, Hirvonen, Sordo e Latvala. E perfino quell’Ostberg, capace di avvicinarsi ai primi, da vero leader, soffre in questo periodo un calo di concentrazione. In termini assoluti, si hanno piloti costanti ma inefficaci, o viceversa. Forse fin troppo veloci in termini assoluti: anche i finlandesi volanti, oggi, si arrendono su terra alla scuola transalpina. Del resto, se in Svezia è stata la disfatta di Canne, questa è quantomeno una Caporetto.

CLASSIFICA DEI PROTAGONISTI

Sébastien Loeb 10

E’ forse giunto il momento di lodare Loeb, di considerare la sua abdicazione -poiché sulla carta è l’ultima gara su terra del francese- in favore del più giovane Ogier, oppure sarà il “deus ex machina” che interverrà in soccorso di una squadra allo sfascio?
Difficile determinarlo, ma visto il risultato conquistato in Argentina, segnato da un’ennesima prova di autorevolezza e autorità nel team, rimane indubbia la statura e il rilievo del francese, che dopo la catena di successi del connazionale, è stato prematuramente messo in discussione, dimenticando quel decennio, quell’era, incisa sulla pietra. La storia, non si cancella con un colpo di spugna. Loeb è di diritto fra i grandi, ma solo la storia stessa potrà decretarne la grandezza. Noi ci limitiamo a commentare la gara-sintesi di una carriera, fatta di attesa, di pazienza e calma. “Siediti lungo la riva del fiume e aspetta, prima o poi vedrai passare il cadavere del tuo nemico”, è il proverbio riassuntivo di questo rally: chi ha osato troppo ne ha pagato le conseguenze. Invece Loeb, con la consueta tranquillità, ha ricercato il successo, prima adoperandosi per ritrovare il ritmo, poi iniziando una lenta ma progressiva rimonta. A differenza di quanto osservato recentemente, infatti, il nove volte iridato non ha concesso la fuga al driver della Volkswagen, stimolando una pressione psicologica, a partire solo dalla propria presenza. E con l’uscita di strada di Ogier, incappato nel fango, è avvenuto in scioltezza il passaggio della leadership, in seguito rafforzata con vigore da Loeb stesso. In questo senso, non c’è confronto. E’ un personaggio radicato nella serie, ne conosce ormai i dettagli palmo per palmo, ha una versatilità interpretativa impareggiabile, nonché una flessibilità unica, più che rara: si pensi a quanto siano vaste le sue esperienze nell’automobilismo. SPESSORE, STATURA, PRESTIGIO.

Sébastien Ogier 9½

La volpe, qual è Ogier, è rimasta, dopo lungo tempo, impagliata. Troppo ampio il deficit che separa i normali da coloro i quali hanno sempre dimostrato di avere un valore aggiunto. E quel valore, trova espressione non tanto sul passo gara, nell’insieme comunque difficile da sostenere, ma nella lettura, nel saper portare ed estendere tale ritmo in modo ininterrotto. Esperienza, ad esempio, che ha condotto Peterhansel a numerosi successi nella Dakar: del resto, lo sfondo è lo stesso. Il rally non è solo cuore e passione, ma anche raziocinio e giudizio. Da questo punto di vista, manca ancora lievemente all’allievo Ogier l’abilità nel trovare un maggiore equilibrio alla guida: le sue dichiarazioni sono il riflesso della tensione generata dall’evento, una sorta di “derby nazionale”, di cui si sente il peso, consapevole della superiorità dell’avversario. Ciò che è mancato in effetti, è stato proprio l’aspetto della quiete, azzerata dalla frenesia di scappare, di distaccare Loeb, in una gara simbolica, sebbene non rivelatrice. Ma la lezione, è di quelle che lasciano il segno, perché è qui che emerge la differenza fra il buono e l’ottimo, fra l’unico e il raro. Non neghiamo ad Ogier, però, l’onore del confronto serrato, al quale non si è affatto sottratto, anzi, ricercandolo, con un po’ di imprudenza. E qualche scricchiolio già si percepisce: sono esplicite le critiche del francese alla VW, poiché il freno a mano, per la seconda volta consecutiva, è al principio di travagli. SCHIAFFO AL MORALE

Jari-Matti Latvala 8+

Come abbiamo diverse volte segnalato, Latvala è proprio uno di quei piloti capaci di estrarre dal cilindro prestazioni mirabolanti, ribadiamo anzi la sua superiorità sotto questo punto di vista. Se c’è una simbiosi perfetta fra mezzo e pilota, il finlandese è capace di imprese memorabili come di disastri inauditi. Impressioneranno sicuramente gli oltre cinquanta secondi recuperati in un solo giorno rispetto al leader, vincendo quattro PS su quattro. Ed è altrettanto significativo che la Volkswagen, dopo aver vinto dieci prove su quattordici, non sia riuscita ad agguantare la vittoria. Il ruolo di gregario è proprio scomodo per un cavallo di razza, eppure Latvala è abituato a tale funzione da tre anni, con esiti spesso negativi. E’ stato invece un tentativo incisivo e portato a termine con lucidità quello compiuto in Argentina, con il quale ha condotto la sua Polo sul podio e consentendo, di conseguenza, alla Volkswagen, di dilatare leggermente il primato nel costruttori. Un cantiere fino ad ora ricco di incertezze, il cui architetto è chiaramente Ogier. SCUDIERO

Evgeny Novikov 7/8

Se dovessimo valutare Novikov solo sul piano strategico, bisognerebbe riconoscerne l’arguzia e forse anche il coraggio di aver scelto, nella prima tappa, la posizione dell’apripista: sulla carta mossa sfavorevole, ma concretamente vantaggiosa, poiché la pioggia ha rimescolato, specie nelle tappe più lunghe, i valori in campo, favorendo così i primi e portando il russo a ridosso dei primi tre sin dall’inizio, colmando in parte le carenze di tipo strettamente tecnico. Cambiato l’approccio, cambiati i risultati. E’ notevole, infatti, quanto sia riuscito a raccogliere in sole due gare. Podio mai alla portata, troppo intenso il duello fra gli ufficiali, eppure la dura resistenza opposta a Lavala, con unghie e denti, è sinonimo di grande vigore coniugato ad una visione di gara alquanto ampia. E’ lo spirito che mancava e finalmente ritrovato. RITROVATO

Thierry Neuville 7

Prova discreta, ma senza brio, priva di quella proprietà spumeggiante tipica della performance di Neuville, quello che i francesi chiamano esprit. Talvolta, il belga trova lo spunto per combattere in coma alla classifica, sorprendendo, essendo comunque un gregario, attualmente di Ostberg. Con Novikov forma un trio particolare, dotato di grande sensibilità e contemporaneamente e fugacità: le certezze che sembravano offrire all’inizio dell’anno sono vaporizzate in pochi mesi. Nonostante ciò, alternandosi in rally positivi e rally infruttuosi, il belga chiude con un bottino profitto di maggiore accortezza, prendendo, come in Svezia, un quinto posto proficuo. Certamente, da un giovane rampante, ci si aspetta di più, in qualità di promessa Ford. SENZA INFAMIA E SENZA LODE

Mikko Hirvonen 7½

La spada di Damocle è sempre più pressante, anche nel momento della svolta. Per ribaltare un titolo sempre più indirizzato verso Ogier, l’Argentina si è presentata come l’occasione d’oro, grazie al sostegno offerto da Loeb e per merito di una forma smagliante, ritrovata e opportuna in un momento particolarmente delicato. La prima gara, con il temporaneo 1-2 di Citroen, è parso come il momento della rivincita, dell’orgoglio riscoperto sotto l’egida del nove volte campione. Sfuma tutto invece, prima a causa di una foratura poi con una scossa letale, sufficiente per far precipitare il finlandese in sesta posizione, alla quale sarà relegato fino alla fine. Partiva con i galloni del favorito, oggi insegue inesorabilmente non solo Ogier, ormai in fuga solitaria, ma perfino il compagno di squadra Loeb, che lo ha distaccato di undici lunghezze, pur avendo disputato metà delle gare. Forse, è anche vero che la fortuna aiuta gli audaci; del resto, chi rimonta, è soggetto a più rischi e si trova in una condizione di notevole fragilità: l’esito del Rally dell’Argentina è una diretta conseguenza di una stagione affrontata con leggerezza. BILANCIO DISASTROSO

Mads Ostberg 6½

Seppur poco attendibile, la prova del norvegese è lo specchio limpido e sincero di una stagione partita nel verso sbagliato, assumendo la pressione del leader e non l’autorevolezza. Nel suo squadrone, in effetti, è del tutto assente una guida, un condottiero capace di controllare le redini del “cavallo”, della Fiesta. La tempra, il portamento fiero, sono in assoluto le caratteristiche privilegiate di questo driver. Alle quali, si contrappone l’eccesso di irruenza rimasto inesploso nel 2012, nel tentativo di confrontarsi, talvolta troppo frettolosamente, al top. La rottura del braccetto dello sterzo, ad ogni modo, può certo rappresentare la criticità di questo frangente, che con lo stesso vigore, deve essere chiuso. Il timore, è costituito dalle energie, le quali, nel tempo, si disperdono e la rincorsa alla vittoria è sempre più tribolata. FRA INCONVENIENTI E TRIBOLAZIONI

Andreas Mikkelsen 7

Prosegue il “training” intensivo del norvegese, verso la seconda tappa di un processo appena iniziato: mentre Ogier raccoglie, Mikkelsen semina. Con questa breve metafora si può spiegare l’acuta e previdente politica in casa Volkswagen, nel tentativo di costruire una base solida per i propri successi. Al norvegese, non si chiede di stupire, come fece agli albori con Ford nel WRC, bensì di costruire un “cursus honorum” basato sul concetto di gradualità, disgiunto dagli anni d’oro dell’IRC, affrontati con tutt’altro approccio. L’errore, venerdì, che ha causato la rottura di una sospensione, è una parentesi di un quadro nel complesso positivo, dalle tinte luminose, contraddistinto anche da buoni risultati cronometrici. CRESCITA PROGRESSIVA

Dani Sordo 5½

In certo qual modo, la prova di Sordo, osservata da una prospettiva ampia, presenta numerose analogie con quella di Hirvonen: si evince tutta la difficoltà nel riportarsi in cima alla classifica, atteggiamento che impone, come prima condizione una mobilitazione di risorse personali e collettive notevoli. Non ci si deve meravigliare quindi se la rincorsa dello spagnolo sia finita quasi allo start, lungo la terza PS, ancora una volta autore di un funambolico capottamento. Da allora, un calvario, per il motore in sofferenza, la vettura non in condizioni ottimali e un ritmo a tratti fin troppo circospetto e cauto. Infine, lo scherno subito da Mikkelsen, il quale, con un abile mossa, ha effettuato il sorpasso ai suoi danni nel corso della Power Stage. SOTTOTONO

Martin Prokop 5/6

Se Prokop ha deciso di indirizzarsi verso una strada con Michelin, abbandonando DMACK, si può in assoluto scagionare il produttore cinese: per Prokop, costante, ma inefficace, ci sono tutt’altri nodi da sciogliere. La lotta con Pozzo, alle prime esperienza con la WRC, è l’immagine più significativa, non c’è passo e sull’umido c’è ancora meno confidenza con il fondo, la vettura pattina e scivola. Per non citare la superiorità manifestata da Kosciuszko, che pure non è favorito dalla scarsa conoscenza del WRC. Il misero punticino raccolto descrive, dunque, la lontananza, l’intervallo con la zona che conta. Una parabola discendente, di una carriera che non prende il via.

Gabriel Pozzo 6

CLASSIFICA WRC2

Abdulaziz Al Kuwari 8

Il pilota del Qatar pare a suo agio e in questo periodo di crescita ha sviluppato indiscutibilmente il proprio stile di guida, adattandolo ad un contesto più complesso, qual è il WRC. In effetti, dalle evidenti difficoltà messe in risalto nel 2012, è stata raggiunta una fase di maggiore consapevolezza, che lo conduce a candidarsi fra i possibili vincitori del titolo WRC 2: poche sbavature, grande concentrazione e accumulo di esperienza, la vera risorsa per proseguire in un percorso assai intricato.

Nicolas Fuchs 7

Marcos Ligato 8

CLASSIFICA A SQUADRE

Citroen 9

Dopo un persistente digiuno, ritorna in auge la Citroen, riportata in cima dallo stesso autore dell’ultimo successo a Montecarlo. E’ sicuramente l’emblema di una squadra immobile, priva di quello slancio del “dominus”, del signore della squadra, del leader a tutto tondo. E’ assente una figura di spicco. E’, in sostanza, un appuntamento in agrodolce: dalla riconferma del campione, passando anche per lo stato di forma ottimale della vettura, peculiarità messa erroneamente in discussione da Hirvonen ed infine, proprio la carenza di veri pilastri. Loeb è proprio un pilastro polistilo: è una colonna composita di più sezioni, resistente e raffinata. Ciò che invece manca al tandem Sordo-Hirvonen, è proprio l’abilità nel costruire prestazioni, veri “cantieri” per una rincorsa al successo, a testimonianza che, per quanto sia emerso un salto di qualità di questi ultimi, non è stato comunque sufficiente per sostenere una sfida di tale portata. A conferma di quanto dimostrato nell’introduzione.

Volkswagen 9

Una breve crisi di nervi, un problema al freno a mano, ancora una volta, hanno scalfito, al limite danneggiato l’opera della casa tedesca, ma non ne hanno distrutto la saldezza psicologica, mentre l’armonia vige ancora come elemento portante. Eppure, con lo slancio del francese della Citroen, ha accusato la prima debolezza, di fronte ad un assalto inaspettato. Anziché cadere nella trappola, Ogier ha resistito, ha ripreso la marcia e si è avviato a conservare una posizione preziosa in ottica campionato, sia piloti che costruttori. In supporto è arrivato prontamente il gregario Latvala a proteggere le spalle del francese, chiudendo, in fondo, anche questo rally con un bilancio “in attivo”.

Ford 7

ANALISI-DENTRO IL RALLY

Rally Argentina 8

Polemiche, in passato critiche, il cuore pulsante del WRC è anche qui, in Argentina, una delle classiche più affascinanti del mondiale rally. Il WRC deve mantenere la sua esclusività, ricordando che la tradizione è anche il suo punto di forza: giusto globalizzare, ma senza inficiare le basi della cultura rallystica di punta. Apprezzabile la discontinuità, anche rispetto a ciascuna nazione, ma alcune basi sono insostituibili; con buonsenso, ci sono tre quarti di campionato da blindare e difendere. Gara entusiasmante, con il fiato sospeso è fra quelle che regalano spettacolo, senza rinunciare alla qualità; per principio, è uno dei rally più ostici ai piloti, da tutelare con qualsiasi mezzo.

Pilota del Rally Argentina: Jari-Matti Latvala

E’ la storia che si replica: una sorta di sinusoide che descrive l’andamento stagione, fra picchi a inizio stagione, crolli abissali e riprese. La tendenza quest’anno è stata inversa ed infatti, pare ormai una consacrazione quella di Latvala, di eterno incompiuto: manca una dose di tatticismo per guardare davvero al titolo, davvero fin troppo distante. Eppure in Argentina ha capovolto tutti i pronostici, finalmente i problemi di guidabilità, fra cui il sottosterzo, la scarsa fluidità della vettura, sono andati scemando, con una strepitosa rimonta ai danni di Novikov. Un poker di successi di prova che lo innalzano a vincitore morale del rally. In carriera, tante occasioni perse, ma diverse delizie e perle che lasciano dei piccoli segni.