Anche Pietro Cinotto si è arreso. Il suo secondo assalto alla “Dakar”, diversamente dal primo lo scorso anno, non è andato a buon fine e la bandiera a scacchi di Valparaiso, prevista per il giorno 18, rimarrà una chimera.

Ieri, durante le prime battute della quinta tappa della gara, dopo circa 30 chilometri di sfida con il cronometro, il cambio della sua Toyota Land Cruiser 120 T2 si è bloccato in prima marcia, costringendolo alla resa. Il resto della tappa era troppo lungo e difficoltoso per poter pensare di vederne l’arrivo.

E’ finita dunque l’avventura della Dakar 2014 per i due driver  padre e figlio  piemontesi, un’avventura iniziata immediatamente in salita a causa di molte difficoltà tecniche. Difficoltà cui avevano saputo rispondere con carattere e soprattutto con il cronometro, come aveva fatto fino alla quarta tappa Pietro e come aveva fatto sin dal via anche Michele, che dopo il ritiro dello scorso anno voleva vedere quest’anno il traguardo.

“Noi ci abbiamo messo il massimo impegno – dice Pietro Cinotto – purtroppo gli eventi sono stati più forti di noi. Mio padre aveva iniziato davvero con la sfortuna, ma poteva rifarsi mentre noi pur con fatica siamo sempre stati in grado di far vedere  il nostro valore, quando non abbiamo avuto problemi ci siamo sempre piazzati ai vertici della classe T2, potevamo  credo  aspirare al podio finale il che, alla seconda esperienza in una gara come questa, sarebbe stata una vittoria”.

Il commento di Michele Cinotto: “Quando mi hanno detto che Pietro era fermo per la rottura del cambio mi sono sentito mancare, immaginatevi cosa ho pensato, il mio stato d’animo . . . Giriamo pagina, pensiamo già alla Dakar del 2015, insieme ai nostri inseparabili navigatori dobbiamo e vogliamo vedere l’arrivo e vediamo anche se torna l’altro mio figlio Carlo!”.

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