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Peterhansel, Mini, Peugeot e l’inevitabile frattura

L’undici volte campione della Dakar abbandona la Mini, in favore della Peugeot: è la cronaca di un matrimonio annunciato, se vogliamo già scritto dallo stesso francese. E’ l’amore per il fato, l’amor fati, il destino che coincide con la volontà. Il segreto, tuttavia, era di Pulcinella: già dalla presentazione della squadra a Parigi, a marzo, non solo voci autorevoli avevano avvicinato Peterhansel alla Peugeot, ma lo stesso corso naturale dei fatti spontaneamente conduceva alla nascita di questo legame, che nel proprio percorso vedeva solo contenziosi di portata ridotta e di ordine contrattuale. Il francese, essendo legato a Monster, ha dovuto abbandonare il marchio di energy drinks, al fine di poter approdare alla Peugeot, il cui progetto è fortemente voluto e finanziato da Red Bull.

Un contrasto che, ad ogni modo, non prevedeva forbici di vedute: il sentiero comune è tracciato, nei prossimi anni il “dream team” porterà alla Dakar tre 2008 DKR a trazione anteriore, con l’obiettivo chiaro di realizzare un successo lampo, un ingresso spumeggiante da coronarsi attraverso quella che è la qualità e il pregio di tutta la squadra, che in quanto a completezza ha raggiunto il suo vertice massimo.

La Casa del Leone vuole vincere e si è assicurata il pacchetto più efficace, se vogliamo rischioso e bollente, come fu quello composto da Al Attiyah e Sainz alla VW: ad ogni modo, il target è proprio replicare gli anni d’oro della casa tedesca, imponendosi per risorse e strumenti. Senza schierare in modo azzardato piloti troppo giovani per una casa che corre e vanta un ritmo frenetico: non c’è tempo per crescere, bisogna subito presentarsi in una silhouette slanciata e vincente, l’imperativo è raggiungere a marce forzate la massima integrazione vettura-pilota.

L’atto, d’altronde, con cui Peugeot strappa Peterhansel alla Mini, è una vera e propria dichiarazione di guerra, che strappa alla X-Raid il suo condottiero: è l’effetto del blitz con cui si muove PSA nel motorsport, attualmente. C’è fiducia nello sport come promozione del marchio e dei suoi brand in cantiere, ma solo attraverso risultati immediati e folgoranti.
La frattura con Mini era inevitabile per Peterhansel, difficilmente ricomponibile dopo lo strappo con Roma alla Dakar: l’esperienza e la maliziosità con cui si è mosso il team è stata netta, chiara. Quella faglia andava colta per disarmare e sguarnire i rivali più temibili e preparati: ora è il momento, in attesa del debutto, dell’oraziano “est bibendum”, ora si deve bere: più di così, Peugeot, non poteva mettere in cassa.

Giovanni Filograsso

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