Dakar, 11^ tappa: Per Coma e Al Attiyah è quasi fatta

Diciamoci la verità, fino in fondo: Marc Coma e Nasser AL Attiyah sono quasi a un passo dalla vittoria.
Lo sappiamo, alla Dakar queste cose non si dicono, al punto da essere un tabù. Ma dobbiamo pure dire che solo loro possono perdere la gara, ormai è tutta nelle loro mani.
Certo, si potrebbe obiettare che proprio oggi Yazeed al Rajhi, saldamente terzo, si è ritirato a pochi chilometri dal via per problemi tecnici. Questo, però, non significa nulla. Siamo consci che le gare si vincono dopo…le verifiche tecniche. Ciò non può però mutare il significato alla base di una Dakar che hanno controllato con grande facilità e maestria. E solo qualcosa di più grande di un colpo di scena potrebbe cambiare il destino dell’edizione 2015

Oggi, fra le altre cose, si è ripetuto tutto, su un fondo sterrato tipicamente argentino, un copione che conosciamo e che racconta già molto della Dakar 2015. Un percorso insidioso –e le polemiche non si fermano mai, a tal proposito- ma non problematico sul piano della navigazione. La vegetazione a bordo strada risulta “fastidiosa”, in compenso il tratto comincia ad essere meglio delineato.
Ha vinto di nuovo Al Attiyah, che non si accontenta della testa della gara e prosegue nella sua marcia imperterrita, finendo, fra le altre cose, di nuovo davanti a Terranova, per appena ventisette secondi.

Una nota a margine è opportuna, visto che abbiamo sottolineato il fatto che il qatariota è prossimo al successo. Ieri Roma si è ritirato con un incidente spaventoso –certo, in un momento in cui stava spingendo- a causa di una buca non segnalata. Dopo anni di grandi e preziosi elogi, ASO è stata –forse eccessivamente- sommersa da critiche di piloti e squadre. Ma Lavigne e Castera non a torto si difendono, guai a snaturare una Dakar che deve essere così, nuda e pura. Nei limiti della sicurezza, certo: se si sceglie un tratto accidentato, bisogna accettarne le conseguenze e gli imprevisti. E anche il fatto che il fondo muta continuamente. Da riconoscere, comunque, che l’organizzazione è stata poco generosa nel concedere tagli dei percorsi.

Terzo a trentanove secondi De Villiers –che ormai non ci crede più- e quarto con lo stesso distacco il lituano Vanagas, sorpresa gradevole della giornata. Chiude la top five Vasilyev.

Fra i camion, che sulla carta dovrebbe essere la categoria meno combattuta –i bisonti del deserto non sono certo per perfezionisti- si rivela essere da un paio d’anni la categoria che si decide davvero all’ultimo istante. Eppure qui la componente rischio, fra affidabilità e frequenti cappottamenti dovrebbe essere maggiore: molto è cambiato recentemente e l’asticella si è alzata. Oggi, però, a dispetto del solito, la selezione l’ha fatta il Team De Rooy, piazzando per primo l’Iveco di Stacey, che ora minaccia la quinta posizione assoluta di Sotnikov, seguito da Gerard de Rooy, secondo. Terzo Nikolaev, che mette insieme altri tre minuti, ma ne mancano ancora undici per raggiungere Mardeev, oggi solo nono. Siamo certi –nonostante le prossime giornate non offrano molto- che Nikolaev sarà disposto a fare qualsiasi cosa. E si lancerà, salvo improbabili team order, in rincorsa con po’ di sana follia.

Fra le moto, vince nuovamente Barreda Bort, proprio davanti a Goncalves, che oggi potenzialmente si sarebbe potuto dire soddisfatto di aver raccolto più di un minuto su Coma. Ieri, però, durante la marathon aveva sostituito il motore e dunque ha subito quindici minuti di penalità, per un totale di ventuno. Conosciamo i pericoli e le insidie della Dakar, non smettiamo mai di accorgercene, ma ventuno minuti avanzano ad un rider qual è Coma per arrivare in scioltezza a Buenos Aires. Sarebbe ingenuo pensare ad errori così macroscopici da regalare la posizione a Goncalves. Resta solo il fattore dell’affidabilità, di fatto l’unico a tenere in vita le flebili speranze del portoghese. Molto più stuzzicante la lotta per il terzo posto, poiché Price è arrivato quinto, guadagnando due minuti su Quintanilla, settimo. Con poco più di un minuto di vantaggio, la rivelazione dell’anno nei rally raid dovrà spingere sino in fondo, se vorrà mantenere il podio, tanto inaspettato quanto gradito per un debuttante…

Giovanni Filograsso

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