Come ogni anno che si rispetti si riapre la parentesi, o meglio, il sipario su una delle gare definite tra le più belle e dure del mondo. La Dakar 2018, sembra avere le carte in regola per poter promettere ancora una volta una corsa emozionante, piena di insidie e colpi di scena. L’esperienza conta, ma sicuramente il potere di ragionamento farà la sua buona parte; con i suoi quattordici giorni è sicuramente un’ardua sfida sia per il corpo, la mente e i propri mezzi.

Sicuramente in queste quattro decadi, di grandi emozioni, grandi innovazioni e purtroppo grandi incidenti ne sono passati. Partendo con i più disparati mezzi e un numero ristretto nella prima edizione del 1978, passando per l’era dei prototipi tra inizio anni ’90, in concomitanza dei buggy, arrivando fino alle tecnologie più estreme dei giorni nostri. Per anni si è visto transitare grandi mezzi per le terre spagnole e francesi, per poi raggiungere lo sconfinato deserto africano; ricco di insidie e paure, ma anche pieno di scenari mozza fiato e tracciati tecnici. Siamo giunti ora all’era del Sud America per tutte le motivazioni che sicuramente saprete. Ma la terra satura di detriti che si trasforma in densa sabbia traditrice, non perdona nemmeno qui, come abbiamo potuto constatare nelle scorse edizioni.

NOVITA’ TRA LE AUTO – il dominio Peugeot, possiamo dirlo, è stato incontrastato. L’efficacia della 3008 DKR, con la sua miscela di buggy a due ruote motrici è stata micidiale. Ma la concorrenza non si è fatta attendere. Mini, dopo aver sfruttato all’osso la “Countryman” (di cui è rimasta solo la carrozzeria) ha deciso di rimettersi in gioco con un buggy. Il John Cooper Works Rally Buggy ha le carte in regola per infastidire la contro parte francese.

Il team tedesco X-Raid ha optato per un motore a sei cilindri in linea, turbodiesel da tre litri che eroga 340 cavalli e una coppia di 800Nm. La tecnologia utilizzata di sovralimentazione è l’ultima nata di casa BMW, ovvero il Twin Power Turbo. Questo motore equipaggerà sia il buggy sia la “Countryman”. Al volante del JCW Buggy troveremo in prima fila il finlandese Mikko Hirvonen, insieme a Bryce Menzies e Yazeed Ali-Rahji. Mentre sulle “Countryman” troveremo ancora una volta Terranova, Roma e il cileno Garafulic.

Tutto sempre semplice per il team X-Raid, ma anche Peugeot non è rimasta in letargo. Infatti la 3008 DKR Maxi è stata presentata soltanto sei mesi dopo la fine dell’edizione 2017 della Dakar.

Il nome si riprende dalle mostruose macchine da rally denominate in quel modo ed è semplice intuire perchè; la sua lunghezza è stata aumentata di 20 centimentri, mentre si è lavorato sulle sospensioni, i semiassi e lo sterzo per renderla più stabile e maneggevole. Per lo sviluppo è stato ingaggiato Sainz che si ritiene soddisfatto del lavoro svolto, mentre Loeb ha potuto provarla al Silk Way Rally. Al via vedremo Carlos “El Matador” Sainz, Sebastièn Loeb, Stephane Peterhansel, Cyril Despres e Al-Qassimi.

 “La macchina ora è molto più stabile. Nei tracciati stretti e tecnici è più ingombrante, ma in termini di stabilità e guida è certamente un passo avanti”

Insomma sembra una buona arma, ma tuttavia usa e getta. Infatti Peugeot ha annunciato il suo ritiro dopo questa edizione. Speriamo, magari, di vedere qualche DKR privata in futuro.
Abbiamo anche un terzo incomodo. Il bulletto del parco giochi. Toyota si presenta quest’anno sempre con un Pick-Up e il sempre solito Hilux.

Cosa c’è di diverso? Tutto. La vettura è stata rivisitata completamente, con nuove geometrie e un layout totalmente nuovo.

Il motore non è propriamente al centro. Infatti si trova appena dietro le ruote anteriori e in mezzo all’equipaggio.

La configurazione adottata è un sistema di sospensioni indipendenti (anche al retrotreno), trazione integrale e motore centrale. Quest’ultimo rema controcorrente: infatti è un V8, aspirato naturalmente, preso dalla vettura precedente. Ma è stato migliorato e i test, dice il boss TGRSA Glyn Hall, sono promettenti.

Alla guida di questo ruggente pick-up troviamo De Villiers, Ten Brinke e Nasser Al-Attiyah.

NOVITA’ ANCHE NEL PERCORSO – Dopo ben cinque anni vediamo comparire di nuovo nel road book il Perù. Infatti la gara inizierà il giorno dell’epifania dalla città di Lima. I piloti transiteranno attraverso l’altopiano di La Paz, dove i motori saranno messi a dura prova dall’altitudine. Infine la corsa si concluderà in Argentina, con le ultime fatiche verso Cordoba, per la prima volta protagonista del finale della Dakar. In questa edizione saranno presenti meno di 4000 km di tratti su strada, mentre saranno più di 5000 i chilometri riservati alle prove speciali. In più saranno ben sette le prove con il 100% di dune o classico terreno off road. 

SPAZIO ANCHE AGLI ITALIANI – Tra le auto vediamo Eugenio Amos, a bordo di un buggy Ford a due ruote motrici nella classe T1.3, Stefano Marrini su Toyota in classe T2.2. Sulle due ruote invece abbiamo l’endurista Alessandro Botturi, reduce dall’anno passato da una frattura alla mano, Alessandro Ruoso, Maurizio Gerini, Jacopo Cerutti, Fausto Vignola, Alberto Bertoldi, Gabriele Minelli e Livio Metelli. In mezzo agli UTV, vediamo la presenza di un italiano o meglio un’italiana: stiamo parlando di Camelia Liparoti con il numero 351. Tra i camion abbiamo l’equipaggio formato da Antonio Cabini, Raffaella Cabini e Giulio Verzelletti. Con il numero direttamente superiore Paolo Calabria e Giuseppe Fortuna.

Sarà una gara dura, come sempre.

Appuntamento perciò al 6 gennaio 2018!

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