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Sebastien Ogier - Julien Ingrassia (Jaanus Ree/Red Bull Content Pool)

Ci hanno provato con tutte le loro forze a perderlo quest’anno, compiendo errori e sbavature inusuali, ma nonostante tutto sono ancora qui, a festeggiare l’ennesimo titolo di una carriera straordinaria. Sebastien Ogier e Julien Ingrassia sono Campioni del Mondo per la sesta volta consecutiva.

DIVOR“ZIO” FORZATOSe quello dell’anno scorso fu il vincere una scommessa ritenuta impossibile, il titolo 2018 verrà ricordato come quello delle forti emozioni. Sfido chiunque di voi a dire di non essersi emozionato nel vedere la commozione dello Zio Malcolm Wilson nel salutare coloro che hanno regalato ad M-Sport non solo cinque titoli mondiali in due anni, ma la consapevolezza di essere un team al top quando si lavora nelle giuste condizioni, così come la tristezza di Ogier nel dover lasciare una squadra che, nonostante tutte le difficoltà, gli errori progettuali e le limitazioni economiche del caso, ha davvero dato tutto per far si che la striscia di vittorie dei francesi non si interrompesse. Una famiglia che ha accolto e coccolato l’uomo di Gap, più che un team.

La favola però ha lasciato spazio alla dura realtà: sarebbe stato impossibile proseguire in questa maniera. La prima parte di stagione ha regalato l’illusione che bastasse il talento del duo francese e qualche evoluzione in più a garantire la supremazia nel WRC, ma la seconda parte del 2018 ha evidenziato una realtà molto diversa che ha distratto e non poco Ogier, più impegnato a farsi delle domande sul suo futuro che sul campionato in corso. Tanti piccoli errori che però non sono stati sfruttati dai suoi rivali nella corsa al titolo.

Le loro strade ora si dividono, ma sembra uno di quei rapporti costretti ad interrompersi per cause non dipendenti dalle parti (leggasi il non interesse di Ford a supportare il team in maniera ufficiale), ma che vivranno per sempre nei cuori di chi lo ha vissuto.

“EH, MA L’HANNO PERSO GLI ALTRI”Sembra che Seb e Julien siano sempre costretti a dimostrare di essere i migliori, e ogni santa volta non viene riconosciuto appieno il loro merito ma viene ridotto tutto ad una sola parte anatomica del loro corpo, più grande e ingombrante di quella degli avversari. La realtà è che forse il titolo 2018 l’avrebbero meritato tutti e tre: Ogier per la prima parte di stagione, Neuville per quanto fatto nella parte centrale (ad esempio il capolavoro in Sardegna), Tanak per lo strepitoso finale. La discriminante è stata semplicemente una: la testa. Non ci sono piedi o motori evoluti che tengono, quando ti vai a giocare qualcosa d’importante la solidità mentale ha un’importanza fondamentale. Neuville ci ha provato a destabilizzare i fenomeni con dichiarazioni molte volte fuori luogo, ma ha ottenuto l’effetto esattamente contrario. Tanak ha riprovato nel finale a riaprire il mondiale sfruttando la netta superiorità del pacchetto Toyota, premiato con un giustissimo titolo costruttori, ma le sbavature in Galles, il rischio calcolato in Spagna e l’uscita in Australia hanno dimostrato che servirà ancora del tempo per sedersi sul trono del WRC.

Giusto dire che Neuville e Tanak sono i vincitori morali del mondiale, ma ricordatevi questo: i vincitori morali sono semplicemente coloro che hanno perso meglio di altri ma che non vedranno mai il loro nome nell’albo d’oro.

NON CHIAMATELO LOEB – Non lo sarà mai, come non sarà mai possibile definire chi dei due è il migliore in assoluto. Se Loeb aveva più classe, Ogier ha una cattiveria e fame superiore a quella dell’alsaziano. Il tutto si riduce ad una scelta soggettiva, ma se Ogier dovesse riuscire a ribaltare quel “6” in “9” nel prossimo triennio, non avrebbe rubato niente a nessuno ma sarebbe tutto meritato.

IERI, OGIER E DOMANI Il futuro resta per ora un punto di domanda. Le prestazioni della C3 WRC con Loeb suggeriscono una partenza fulmine di Ogier soprattutto sulle strade di casa del Monte-Carlo, anche se le possibilità di sviluppo e un francese con il supporto di una casa madre al 100% lasciano pensare che potremmo vivere una stagione 2019 più “noiosa”. Toyota ripartirà con la consapevolezza di aver chiuso la stagione con la migliore macchina del lotto, Hyundai esce con le ossa rotte ed una fiducia mentale da ricostruire nel suo equipaggio principe, oltre a sperare in un Mikkelsen accolto come salvatore della patria e in grado di restituire niente al team. M-Sport tornerà molto probabilmente ad essere quel magnifico team privato che regala il sogno dell’avventura nel WRC a fortunati piloti paganti, al quale resterà però il ricordo di queste due stagioni dove il sogno l’hanno vissuto loro.

Un sogno stupendo divenuto realtà.