Debutta la rubrica “Storie di Rally” che sostituisce di fatto il “Diario dell’equipaggio”. Saranno storie molto interessanti, la maggior parte inedite o poco conosciute che raccontano le peripezie fatte per seguire celebri eventi rallystici. Apriamo il tutto con un racconto di Emanuele Sanfront, amico e campione italiano Rally 1975, al fianco dell’indimenticabile Roberto “Bobo” Cambiaghi, un racconto che fa intendere lo spirito di questa nostra nuova sezione, racconti di campioni ma anche di semplici appassionati, che hanno comunque un ruolo determinante nella disciplina a cui siamo legati…e questo, vi assicuriamo, lo si capirà leggendo i vari racconti. Buona lettura.

Bra (Cuneo). Un appassionato di rally sta servendo la patria come alpino in quel di Bra. Alla fine del gennaio 1972 l’alpino inizia a scalpitare. C’è il rally di Montecarlo. C’è lo squadrone Lancia capitanato da Sandro Munari. C’è il team della Renault con la famosa Armata Blu delle sue Alpine A110, con Andruet, Thèrier, Darniche, Nicolas. Insomma ci sono tutti compresi i giapponesi con la Datsun 240Z, tanto per citarne alcuni.

Il fatidico giorno della partenza del rally di Montecarlo l’alpino comincia a sclerare anche perché, controllando gli ordini del giorno a seguire, viene a sapere che nella mitica notte del Turini sarà di servizio di guardia.

L’alpino che già si era rotto i maroni a fare la guardia la notte di Natale proprio non ci sta. Convoca gli amici commilitoni. Si fa sostituire nel servizio di guardia e il giorno fatidico della notte del Turini parte alla volta di Montecarlo accompagnato da un manipolo di amici. Dopo qualche momento di thrilling alla frontiera (i militari non possono recarsi all’estero), l’alpino si presenta sul percorso del rally. Gira tutta la notte in lungo e in largo per le prove speciali e al mattino seguente assiste alla vittoria del suo mito. Il “Drago” Munari con il fido Mario Mannucci a bordo della Fulvia HF n°14.

Sul lungo mare di Montecarlo l’alpino aspetta al freddo l’arrivo del suo idolo. Cerca invano di farsi fare un autografo. Il “Drago” è irraggiungibile, impossibile avvicinarlo.

L’alpino dopo qualche mese, termina il servizio di leva e comincia a correre anche lui nei rally. Anzi arriva persino a correre come avversario del grande “Drago” Munari al quale è riuscito non solo a dare del tu, ma anche a scherzare nonostante il suo carattere riservato. Quando si dice… la vita!

Emanuele Sanfront

PS: Questo racconto è stato pubblicato nel libro “Rally ’70. Una storia, tante storie” di Emanuele Sanfront.

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