Rally.it

Dakar – Addio ormai scontato per Kamaz

Sport e politica non hanno più confini. Lo si era già capito l’anno scorso quando ASO decise di escludere i bielorussi di MAZ dalla Dakar 2022 per motivi politici. E la storia sta per ripetersi anche per il leggendario marchio Kamaz che va incontro allo stesso destino a causa della orribile guerra Russia-Ucraina.

Kamaz e Dakar, è la fine di un’era. Si chiuderà di fatto un capitolo importante per quanto riguarda i Camion. Il team Kamaz ha scritto la storia della categoria affermandosi come uno dei team più forti e meglio organizzati dell’intera Dakar. Il team Kamaz Master era nato nel 1988 e fece il proprio debutto a settembre di quell’anno in un rally raid in Polonia. I russi ottennero subito i primi risultati importanti, seppur inizialmente correvano con camion abbastanza spartani, poco all’avanguardia all’epoca, ma sempre molto solidi e affidabili. Il debutto alla Dakar avvenne nel 1991 con due ottimi piazzamenti alle spalle della vincente Perlini, storico marchio italiano che in quegli anni dominava a mani basse fra i Camion. I russi però continuarono incessantemente nello sviluppo fino a vincere la Paris-Dakar nel 1996. Un primo successo storico, ma solo un preludio alla vera striscia vincente avvenuta dal 2000 in poi. Un dominio totale che in 22 anni di Dakar vede ben 18 affermazioni per il marchio russo, interrotto solo sporadicamente da imprese firmate Tatra (2001), Man (2007) e Iveco (2012 e 2016) per un totale e record assoluto di 19 vittorie tra i Camion. La casa di Naberežnye Čelny vanta anche il maggior numero di tappe vinte fra i costruttori, ben 178 contro le 42 del marchio rivale Tatra che si piazza subito dietro.

Kamaz praticamente detiene tutti i record della sua categoria. Con i bestioni del marchio russo, Vladimir Chagin è il pilota con più vittorie (7) nella storia della Dakar.  Chagin ha sempre e solo corso con camion Kamaz e detiene anche i record delle vittorie di tappa (un totale di 63) e anche il numero di tappe vinte per singola edizione (9).

Numeri che testimoniano la leggenda. Kamaz ha rappresentato in questi anni l’eccellenza assoluta per quanto riguarda i camion sportivi realizzati per i rally.

UN PRESENTE DIFFICILE: KAMAZ IGNORATO DALLA DAKAR

Non ci sono ancora conferme ufficiali circa l’esclusione di Kamaz dalla Dakar 2023. Tuttavia il precedente riguardante il marchio MAZ ci indica inesorabilmente quale possa essere la decisione degli organizzatori riguardante i russi. Lo stesso direttore del team Kamaz, l’ex pilota Chagin, ha affermato che la casa sta valutando possibili piani sportivi alternativi per il team, segno che la questione è già praticamente ufficiosa.

Kamaz così come Maz è una compagnia di Stato. E’ infatti la stessa Russia a concedere fondi alla squadra sportiva attraverso sponsorizzazioni di altre società controllate dallo Stato come ad esempio Rostec o la banca VTB. Essenzialmente Kamaz è collegata direttamente alla Russia e questo tanto basta per porre una sentenza definitiva.

Altro forte indizio è quello fornito indirettamente proprio da ASO che in questi giorni ha presentato alcune novità riguardanti la Dakar 2023. Ebbene durante questa presentazione sono stati mostrati anche i filmati dell’ultima edizione dove Kamaz non appare mai, nonostante la vittoria, completamente ignorato a differenza di tutte le altre case ufficiali protagoniste come Audi, Toyota e alcuni team privati della stessa categoria Camion.

Un Kamaz K5 in una recente gara in Russia. Dalle fiancate sono spariti importanti sponsor… (Foto: Kamaz Master)
DIFFICOLTA’ ECONOMICHE MA NON SOLO

Non abbiamo elementi sufficienti per definire questa fase del team con il termine di crisi. Ma quello che si legge dalle stesse recenti affermazioni di Chagin, quindi fonte ufficiale Kamaz, non fanno ben pensare. Il team sta attraversando un periodo molto delicato. Prima di tutto c’è la perdita di alcuni sponsor importanti, uno su tutti Red Bull che ha salutato prendendo le distanze. Si è dissociato dal team anche il fornitore e sponsor Goodyear, che proprio in questi ultimi anni si è affermato alla Dakar grazie al costruttore russo; via gli sticker dai camion, ritirata anche la fornitura degli pneumatici che ha messo in difficoltà il team in vista della preparazione per il vicino Silk Way Rally. Anche le stesse società statali come la VTB sono state costrette a ridurre fortemente il loro supporto a causa delle forti sanzioni sferrate dall’UE e dall’America.

Ma oltre ai problemi di natura economica, il team deve fronteggiare anche quelli riguardanti le forniture e i ricambi. Per la maggior si tratta di fornitori europei o americani, e praticamente tutti si sono defilati dopo lo scoppio della guerra fra Russia-Ucraina. Oltre a Goodyear per le gomme, si registra l’addio di Motul per la fornitura dell’olio e di Varta per le batterie. Ma fonti estere (il portale sportivo polacco sportowefakty) riferiscono di ulteriori difficoltà nel reperire i ricambi per la trasmissione e tutti le componenti a essa connessi. Una situazione che costringe il team a importare i ricambi dai paesi che non hanno imposto sanzioni alla Russia. Un bel caos insomma…

Nel frattempo la squadra sportiva ha aperto alla vendita di alcuni dei suoi camion storici! Una decisione sofferta e mai presa seriamente in considerazione in passato nonostante tante offerte ricevute, ma resasi necessaria visti i tempi. Fra gli affari c’è in vendita un Kamaz 4911 per circa 8 milioni di rubli (141mila euro) e persino uno dei più recenti Kamaz 43509 per un prezzo di circa 1 milione di euro.

 

SI CORRE IN RUSSIA AL SILK WAY RALLY

Nonostante le difficoltà, Kamaz sarà presente al Silk Way Rally che adesso è tornato a far parte del Campionato Rally Raid nazionale. Un evento molto sentito in patria che nonostante i tempi difficili ha richiamato parecchi team tra cui proprio Kamaz e Maz. L’armata blu sarà presente con 4 camion: due nuovi K5 affidati alle mani di Sotnikov e Nikolaev, un vecchio ma sempre veloce 43509 affidato a Karginov, e un camion gas-diesel per Kupriyanov. La gara partirà il 6 luglio per poi terminare il 16. Kamaz non intende mollare e punta ad un’altra storica impresa in casa propria.