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Targa Florio: la gara più antica del mondo e il suo eterno ritorno sulle Madonie

Esistono competizioni sportive che nel tempo diventano qualcosa di più di quello che sono. Smettono di essere semplicemente delle gare e diventano miti, simboli, patrimoni collettivi che appartengono a tutti, anche a chi non ha mai visto un’auto da corsa dal vivo. La Targa Florio è esattamente questo. È la corsa automobilistica più antica del mondo ancora esistente, nata il 6 maggio 1906 sulle strade siciliane delle Madonie, sopravvissuta a due guerre mondiali, a tragedie, a decenni di cambiamenti radicali nel motorsport, e ancora oggi viva e combattuta nelle strade dell’isola, con la 110ª edizione in programma dal 14 al 16 maggio 2026.

Non è nostalgia ciò che la tiene in piedi. È qualcosa di più solido: un legame profondo tra una gara e il suo territorio, tra un nome e un’identità, tra la Sicilia e i motori che su quelle strade strette e tortuose hanno scritto pagine indimenticabili di storia. Come raccomandava Vincenzo Florio, il suo creatore: “Continuate la mia opera, l’ho creata per sfidare il tempo.” E il tempo, fino a oggi, la Targa lo ha sfidato e battuto.

Vincenzo Florio e la visione di un imprenditore visionario

Tutto nasce dalla mente e dalla passione di un uomo: Vincenzo Florio, imprenditore palermitano appartenente a una delle famiglie più ricche e influenti della Sicilia di inizio Novecento. Dopo aver assistito ad alcune competizioni automobilistiche in Europa, decise di crearne una in Sicilia per promuovere l’isola e stimolare l’industria automobilistica italiana. Si dice che la corsa venne ideata a Parigi durante un incontro tra Vincenzo Florio e Henri Desgrange, che era allora direttore della rivista francese “L’Auto”. I due studiarono insieme il percorso, scegliendo le Madonie come teatro naturale della sfida: un labirinto di curve, salite, discese e tratti non asfaltati che avrebbe messo alla prova uomini e macchine in modo diverso da qualunque altra competizione dell’epoca.

Florio non si limitò a ideare la gara. La organizzò con una cura maniacale che oggi definiremmo visionaria. Fece costruire un cavalcavia di legno per attraversare la strada senza intralciare le auto in gara, un ristorante, e due grandi tende adibite a pronto soccorso curate dalla Croce Rossa, una sala stampa dotata di telegrafo internazionale (nel 1906 l’unico telegrafo internazionale in Italia era a Milano). Durante la gara due bande musicali si alternavano nell’esecuzione dei pezzi per allietare il numeroso pubblico durante le attese. E poi la trovata logistica più geniale: fece costruire un tratto di 400 metri di binari paralleli al rettilineo di Buonfornello collegati alla linea ferroviaria, e si calcola che almeno 16.000 persone erano presenti quel giorno. Siamo nel 1906. L’automobile era ancora un oggetto misterioso per i più, qualcosa che apparteneva ai ricchi e agli svitati. Florio trasformò una corsa automobilistica in un evento popolare di massa. Un’intuizione straordinaria.

Il 6 maggio 1906: la prima edizione

La mattina del 6 maggio 1906, alle 6 in punto, sul circuito delle Madonie non lontano da Palermo, partiva la prima edizione della Targa Florio. Dieci automobili ai nastri di partenza, un circuito di circa 148 km da ripetere più volte, con il percorso originale che attraversava paesi e strade tortuose tra salite, discese e tornanti.

Tra i partecipanti c’era Vincenzo Lancia, a bordo di una Fiat con il numero 1: uno dei nomi più importanti del nascente automobilismo sportivo, che sarebbe diventato pochi anni dopo il fondatore dell’omonima casa automobilistica. I francesi si presentarono con una Berliet, due Clement Bayard e una Hotchkiss. L’Italia rispose con 5 Fiat e un’Itala.

La gara la vinse l’italiano Alessandro Cagno, diciottenne, a bordo di un’Itala 35/40 HP. Riuscì a concludere il percorso in poco più di 9 ore, alla straordinaria media di quasi 47 km/h. Un’impresa considerando le condizioni delle strade siciliane dell’epoca. I francesi persero la gara durante un rifornimento: il rabbocco venne fatto con secchi d’acqua al posto del carburante. La storia della Targa Florio, già dalla prima edizione, non mancava di colpi di scena.

Il circuito: un percorso unico al mondo

Uno degli elementi che hanno reso la Targa Florio leggendaria è il suo circuito. Non una pista costruita apposta, con asfalto perfetto e vie di fuga studiate a tavolino, ma le strade reali della Sicilia, con tutto quello che questo comportava: muretti a secco a pochi centimetri dalle ruote, sterrato in certi tratti, pubblico stipato lungo le curve senza alcuna protezione, animali che attraversavano improvvisamente la carreggiata.

Nel tempo si svilupparono tre varianti storiche del tracciato: il Grande Circuito delle Madonie di 148 km (utilizzato dal 1906 al 1911), il Medio Circuito delle Madonie di 108 km (dal 1919 al 1930) e il Piccolo Circuito delle Madonie di 72 km (dal 1932 in poi). Anche nella sua versione più corta, il Piccolo Circuito rimaneva uno dei tracciati più selettivi e pericolosi mai percorsi dalle vetture da competizione.

Per capire cosa significasse correre sulle Madonie bisogna immaginare un labirinto di 72 chilometri da ripetere più volte, con centinaia di curve di ogni tipo, dislivelli impressionanti, tratti dove la visibilità era ridotta a pochi metri e la carreggiata a malapena permetteva il passaggio di due vetture. I piloti dovevano imparare il percorso a memoria, o affidarsi alle note scritte su carta tenute sul ginocchio durante la gara. Non c’erano strumenti elettronici, non c’erano pacenotes dettagliati come nel rally moderno. C’era l’esperienza, il coraggio e una conoscenza quasi fisica di ogni curva.

Le leggende che hanno corso sulle Madonie

La lista dei piloti che hanno gareggiato alla Targa Florio è un catalogo dell’automobilismo mondiale del Novecento. Tazio Nuvolari, Nino Vaccarella, Jo Siffert, Stirling Moss e Vic Elford sono solo alcuni dei nomi che hanno lasciato un segno indelebile sulla corsa siciliana. Ma la lista è molto più lunga: Ascari, Fangio, Ferrari (da pilota, prima di diventare costruttore), Lancia, Varzi, Chiron, Campari, Bordino.

Tra tutti, un posto speciale spetta a Nino Vaccarella, il palermitano soprannominato il “Preside Volante” perché insegnava nelle scuole di Palermo e correva nei weekend. Vaccarella ha vinto la Targa Florio tre volte (1965, 1971, 1975), sempre tra il delirio del pubblico locale che lo adorava come un eroe di casa. La sua storia rappresenta meglio di qualunque altra il legame viscerale tra questa gara e la Sicilia.

Poi c’è Vic Elford, il pilota inglese che nel 1968 vinse la Targa Florio poche settimane dopo aver vinto il Rally di Montecarlo. Due vittorie in discipline completamente diverse nello stesso anno: un’impresa che ancora oggi viene citata come una delle più straordinarie nella storia del motorsport. Elford aveva imparato il Piccolo Circuito delle Madonie percorrendolo in macchina per ore e ore nei giorni precedenti la gara, fermandosi in ogni punto critico per memorizzare le traiettorie. Il giorno della gara, sotto la pioggia, seppe sfruttare quella conoscenza millimetrica come nessun altro avversario riusciva a fare.

E poi c’è Porsche, il marchio che più di tutti ha fatto delle Madonie il suo regno personale. La casa di Stoccarda ha conquistato la Targa Florio per ben undici volte, mettendosi alle spalle sia Alfa Romeo (10 vittorie) che Ferrari (7 vittorie). Complessivamente Porsche è salita sul podio per ben 32 volte. Non è un caso che Porsche abbia chiamato una delle sue versioni di coupé più iconiche proprio “Targa”: un omaggio esplicito a una gara che ha segnato la storia del marchio.

Gli anni d’oro: dal Campionato Mondiale Marche alla fine

Fino agli anni Settanta la Targa Florio faceva parte del Campionato del Mondo Marche, al fianco di gare iconiche come Le Mans o Nürburgring. Era il periodo in cui le grandi case automobilistiche europee mandavano le loro vetture ufficiali sulle Madonie: Ferrari, Porsche, Alfa Romeo, Lancia, Maserati si sfidavano davanti a centinaia di migliaia di spettatori distribuiti lungo i 72 chilometri del circuito.

La crescita delle prestazioni delle vetture, però, rendeva sempre più evidente l’incompatibilità tra quelle strade siciliane e le velocità raggiunte dai prototipi moderni. Nel 1973 una serie di incidenti gravi portò all’esclusione della Targa dal Campionato Mondiale. La gara continuò ancora per qualche anno, ma era chiaro che la fine si avvicinava.

Il 15 maggio 1977, giorno in cui si correva la 61ª edizione, la Osella-BMW pilotata in quel momento da Gabriele Ciuti uscì di strada in un tratto misto-veloce che seguiva il rettilineo di Buonfornello, travolgendo gli spettatori e provocando due morti e tre feriti gravi tra cui lo stesso pilota. La gara venne sospesa e la classifica stilata in base ai passaggi al termine del 4° giro. Fu la fine. Non della Targa Florio come nome e come idea, ma della Targa Florio come corsa su strada aperta.

La rinascita come rally: una nuova vita sulle stesse strade

Ciò che rende la Targa Florio unica rispetto ad altre corse storiche italiane come la Mille Miglia è che non si è trasformata in una semplice rievocazione nostalgica. A partire dal 1978 la gara è stata trasformata in un omonimo rally, mantenendo la numerazione; nel maggio 2016 si è corso il 100° Rally Targa Florio. La continuità numerica non è un dettaglio: è la dimostrazione che la Targa Florio non è morta nel 1977. Ha cambiato forma, si è adattata alle nuove regole del motorsport, ma è rimasta viva e competitiva.

Come rally, la Targa Florio ha mantenuto tutto quello che la rendeva speciale come gara su strada: le strade delle Madonie, il pubblico siciliano appassionatissimo, la selettività tecnica di un percorso che non perdona gli errori. Ha aggiunto la struttura moderna del rally (prove speciali cronometrate, parco assistenza, note co-pilota) integrandola con una tradizione che nessun’altra gara del panorama italiano può vantare.

Il Rally Targa Florio è diventato col tempo uno degli appuntamenti più attesi del Campionato Italiano Assoluto Rally (CIAR), con un peso specifico che va oltre il semplice conteggio dei punti. Vincere alla Targa significa qualcosa di diverso rispetto a vincere in qualunque altro posto.

La 110ª edizione 2026: storia e futuro insieme

La macchina organizzativa della 110ª Targa Florio è già pienamente operativa. La storica competizione siciliana, in programma dal 14 al 16 maggio 2026, si prepara a vivere un’altra edizione di alto profilo sportivo e mediatico, confermandosi uno degli appuntamenti cardine della stagione rallistica italiana. A 120 anni dalla sua nascita nel 1906, la gara automobilistica più antica del mondo e con il maggior numero di edizioni disputate continua a essere un evento poliedrico che attraverso lo spettacolo delle sfide al volante offre motivi di grande interesse. Un compleanno tondo che l’edizione 2026 celebra con un programma particolarmente ricco.

Dal punto di vista sportivo, l’evento rappresenterà il secondo round del Campionato Italiano Assoluto Rally Sparco e della Coppa Rally di Zona, mentre la Targa Florio Historic Rally costituirà il terzo appuntamento del Campionato Italiano Rally Auto Storiche e del Trofeo di Zona. A completare il ricco programma agonistico sarà la Targa Florio Regularity Rally, valida come secondo round della massima serie dedicata alla regolarità storica.

Una novità significativa riguarda il coefficiente maggiorato a 1,5 assegnato alla Targa all’interno del CIAR 2026. Tre eventi, ovvero Targa Florio, Roma Capitale e Sanremo, avranno coefficiente 1,5. Significa che i punti conquistati sulle Madonie valgono una volta e mezza rispetto agli altri rally del calendario: un riconoscimento ufficiale del peso storico e sportivo della gara.

Il quartier generale sarà il campus dell’Università degli Studi di Palermo, a Viale delle Scienze. Il coinvolgimento dell’ateneo non si limiterà agli aspetti logistici: nel corso della settimana della Targa Florio sono infatti previsti mostre, incontri e convegni, tra cui un appuntamento a carattere scientifico-sanitario realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Medicina. Un programma che richiama lo spirito culturale con cui Vincenzo Florio concepì la gara nel 1906.

Il percorso di gara riprenderà i tratti più iconici delle Madonie. Le prove speciali “La Montedoro”, “La Generosa”, “Geraci-Castelbuono” e “Pollina” si snoderà per un totale di circa 354 km complessivi, compresi i trasferimenti, scanditi da 7 prove speciali. Strade che i tifosi siciliani più anziani hanno visto percorrere da Vaccarella e dai prototipi anni Settanta, e che i giovani oggi conoscono attraverso i video d’epoca e la passione tramandata di generazione in generazione.

Sul fronte dei protagonisti, il CIAR Junior 2026 porta sei giovani talenti selezionati da ACI Team Italia, che saranno supportati dalla Lancia con le Ypsilon Rally4 HF, preparate da Motorsport Italia e gommate Pirelli, per sei appuntamenti tra asfalto e terra. La Targa Florio sarà il loro battesimo del fuoco. Un cerchio che si chiude: la gara più antica del mondo che apre le porte ai piloti più giovani del motorsport italiano.

Collesano e Floriopoli: i custodi della memoria

A pochi chilometri da Termini Imerese, in un’area tra Cerda e Buonfornello, sorgono i resti di Floriopoli: il quartier generale storico della Targa Florio, con le tribune, i box, la torre dei cronometristi. Per decenni questo complesso è rimasto in stato di abbandono, dimenticato dalla vegetazione e dal tempo. Il 2026 segna un passo avanti decisivo per il restauro delle tribune e dei box di Floriopoli, il quartier generale storico tra Cerda e Termini Imerese. Un recupero atteso da anni dagli appassionati e dagli storici del motorsport.

A Collesano, il borgo che più di ogni altro è identificato con la Targa Florio, si trova il Museo Targa Florio, riconosciuto dall’Automobile Club d’Italia e custode di una collezione straordinaria di fotografie, manifesti, cimeli e reperti tecnici che raccontano 120 anni di storia automobilistica. È uno di quei musei in cui il tempo si ferma davvero, dove una fotografia in bianco e nero di Nuvolari sulle Madonie ha lo stesso potere di un’immagine a colori di oggi.

Perché la Targa Florio è ancora necessaria

Nel motorsport contemporaneo, dominato da circuiti permanenti progettati al computer, da telemetrie sofisticatissime e da vetture che sembrano prodotti tecnologici più che macchine, la Targa Florio rappresenta qualcosa di essenziale: il ricordo di cosa fosse la corsa nella sua forma più pura, più pericolosa, più umana.

Correre sulle Madonie oggi non è la stessa cosa che correrci nel 1960 o nel 1975. Le vetture sono più sicure, le strade sono state migliorate, le misure di protezione del pubblico sono incomparabili rispetto al passato. Ma la sostanza rimane: strade strette che salgono e scendono tra borghi medievali, curve cieche dove la visibilità si azzera, asfalto sconnesso che mette alla prova le sospensioni e i piloti allo stesso modo. Un banco di prova che non si può simulare in nessun laboratorio.

La Targa Florio ha rappresentato non solo un fenomeno sportivo ma anche un fenomeno sociale, culturale, politico e turistico. Era un appuntamento immancabile per i più grandi piloti, per le più prestigiose case automobilistiche senza pari. Lo è ancora, con le proporzioni diverse di un’epoca diversa. Ma con la stessa intensità, la stessa capacità di emozionare, la stessa ostinazione a sfidare il tempo che Vincenzo Florio le aveva messo in dote nel lontano maggio del 1906.

Centoventi anni dopo, le Madonie aspettano ancora. Come sempre.

Marco Piccinini

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