Il personaggio rallistico di oggi è Salvatore Brai pilota di rally degli anni 70′ con una lunga carriera coronata dai 3 titoli italiani e dal 5° posto assoluto al Sanremo mondiale del 1975.

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  • Come ti sei avvicinato ai rally?

“Nativo di Oristano, ho iniziato in Sardegna a fare gare di gimkana automobilistiche, gare all’aperto nelle quali i concorrenti debbono percorrere un tracciato tortuoso e reso impegnativo da ostacoli, nel più breve tempo e con il minor numero di penalità possibili. Conoscendo bene la Sardegna, in quanto facevo il camionista nella mia terra, riuscivo a vincere parecchie gare di questa specialità.Trasferitomi in continente (nella penisola, noi sardi la chiamiamo così) nello specifico a Cesena ho continuato a fare quel tipo di gare continuando a vincere. Nel frattempo la mia vita professionale subì una promozione, da camionista diventai imprenditore dell’azienda di trasporti “L’AUTOFRIGO” all’età di 31 anni. Il lavoro andava bene e non avendo altri hobby cominciai timidamente a fare qualche gara in salita.1° gara in salita a “Tolmezzo Verzennis” arrivai 10° di gruppo 2° gara in salita a “Svolte di Popoli” ammaccai il parafango a destra e arrivai 8° di gruppo. Non era il mio habitat e smisi di fare quel tipo di gare.”

  • Raccontaci del debutto?

“Correva l’anno 1969 e debuttai al rally Nazionale di San Marino, 350 km di tracciato sterrato, ripeto sterrato! Già nelle prove, al contrario delle gare in salita, ho avuto subito l’impressione che ero portato per quel tipo di gare, l’adrenalina che salina per ogni curva mi eccitava con la mia Lancia Fulvia 1.3cc. Terminai la gara con un discreto risultato nel gruppo 3.”

  • Una gara che ti ha esaltato?

“Arezzo, Rally Alpe della Luna, ottobre 1969, 1350 km di tracciato. Il mio navigatore per la prima volta in assoluto fu Andreucci Luigi, ex navigatore di Giulio Bisulli (ex pilota ufficiale Fiat). Finito la prima tappa mi ritrovai inaspettatamente in testa al gruppo3, ovvero macchina di serie coupé. In una delle prove speciali in discesa feci il secondo tempo ASSOLUTO dietro a Balestrieri (pilota ufficia Lancia) che guidava una Lancia HF 1.6 cc 230 cv del gruppo4 contro la mia Lancia Fulvia da 120 cv. Il risultato mi riempì di orgoglio. Alla seconda tappa, visto che ero in testa al gruppo, Cesare Fiorio, direttore sportivo Lancia mi notò per le mie doti e si raccomandò con il mio navigatore di tenermi buono per la vittoria della gara.”

  • Mai avuto paura? c’era qualcosa di particolare che non amavi?

“L’unica volta che posso veramente dire di aver avuto paura è stato quando ho smesso di correre. Il 7 maggio del 1976 alle prove del Rally di San Giacomo di Roburent in provincia di Cuneo, ero alla guida del muletto Opel Commodore 3.0 cc. Subito dai primi km notai che il muletto non era meccanicamente a posto. Questo mi portò ad innervosirmi sbagliando una curva e rimanendo in bilico, insieme al mio navigato Rudy Dal Pozzo, al ciglio della strada con uno strapiombo di 30 mt. Dopo questa brutta avventura decisi di non prendere inizio alla gara il giorno successivo avvisando il mio direttore sportivo e decisi di smettere definitivamente con il mondo delle corse.”

  • La tua migliore stagione?

“In verità considero due le mie migliori stagioni. Nel 1973 vinsi per la seconda volta consecutiva il campionato internazione del gruppo1. In quell’anno la Fiat ritirò 3 equipaggi a metà stagione per la netta superiorità dell’Opel di cui facevo parte.
Nel 1975, invece, fu l’Alfa Romeo a ritirare 3 equipaggi per lo stesso motivo. Inoltre quell’anno vinsi per la terza volta il campionato internazione del gruppo1, perso l’anno prima a discapito di Angelo Presotto, mio diretto antagonista Opel, in quanto preso dagli affari della mia azienda. Non dedicavo tempo alle prove tanto è vero che provava il mio navigatore. Il mio rivale mi “sbeffeggiava” dichiarando prima di ogni prova speciale i secondi di distacco che mi avrebbe inflitto. A quel punto, finendo sempre dietro, mi feci un esame di coscienza chiedendomi se effettivamente la causa era il fatto che trascuravo le prove o magari una netta superiorità del mio rivale. Ero arrivato al punto di pensare al ritiro…In comune accordo con il mio navigatore decidemmo che nel caso in cui la stagione successiva non fossimo in testa dopo le prime 3 gare avremmo pensato ad una soluzione. Tanto è vero che a fine del 1974 mi feci ricoverare per fare un check up completo dal Professore Pretolani (zio del Drago Sandro Munari) per verificare le mie condizioni fisiche. Come già detto, nel 1975 vinsi per la terza volta il campionato e non solo eravamo in testa dopo 3 gare ma rifilai a Presotto 17 secondi nelle prova speciale dove lui aveva la villa di montagna!”

  • Un episodio particolare o curioso?

“Rally Alpi Orientali 1974. Partiamo con il numero 8 in gara e dopo 2 minuti partiva Leo Pittoni alla guida di una Porsche. Era solito che, chi ci seguiva in griglia di partenza non riusciva a prenderci. Quella volta, invece, successe una cosa molto strana. La prova speciale era lunga circa 15 km. Il tracciato si sviluppava su due lati paralleli di due montagne, una prima parte in salita e l’altra parte in discesa. Con la coda dell’occhio vidi i fari di una macchina sul primo lato in salita, a mio avviso era Pittoni, ma effettivamente era lontano perché doveva percorrere ancora tutto il lato prima di raggiungermi. Allora, preoccupato, avvisai Rudy, il mio navigatore che per verificare la distanza con l’avversario, abbandono il quaderno delle note tranquillizzandomi che non era Pittoni. Alla ripresa delle indicazioni mi battezzò un tornante a destra anziché a sinistra. Potete immaginare la preoccupazione di quei attimi e lo sforzo di cambiare traiettoria dopo aver impostato la macchina per un altro tipo di curva. Alla fine, a seguito del mio errore, Pittoni riuscì davvero quasi a raggiungerci! Voglio sottolineare che Rudy non ha mai sbagliato.
Un’altra curiosità fu in Germania ad una gara della Mitropa Cup, dove io facevo parte della Nazionale Italiana. La gara era segreta, senza possibilità di provare il tracciato. Partenza alle 5 del mattino con consegna del radar e delle note delle prove speciali scritte in tedesco. Rudy le tradusse in italiano e partimmo. A metà gara, dopo una destra +, sinistra veloce, 200 e destra ++ (per me era solo +), centrammo violentemente un albero distruggendo la macchina fortunatamente senza subire lesioni. A quel punto cercai di rimettere in moto l’auto, ma il mio navigatore esclamò: Dove pensi di andare che abbiamo il radiatore nel baule?”

  • La macchina preferita?

“La migliore macchina che ho potuto guidare e che preferivo è stata l’Opel Kadett 1.9 cc con la quale ho vinto il mio ultimo campionato nel 1975.”

  • Rimpianti?

“Veri rimpianti posso dire di non averne avuti.”

  • Cosa ne pensi dei rally attuali?

“Con la chiusura della mia carriera non ho dedicato più del tempo alla disciplina. Ancora oggi debbo dire sinceramente che non seguo i campionati attuali. Certamente i livelli e le macchine sono completamente cambiate rispetto agli anni ’70.”

  • Hai consigli per migliorare la disciplina?

“I tempi moderni hanno portato i campionati rallistici a costi esorbitanti e quindi non accessibili a tutti. Questo comporta una limitazione di piloti che potrebbero avvicinarsi al mondo dei Rally magari diventando dei veri campioni.”

 

 

intervista realizzata da Marco Bonini per Rally.it