Il personaggio rallistico di oggi è niente meno che “il direttore”, Carlo Cavicchi  per i pochi a non conoscerlo è l’attuale direttore della rivista Quattroruote, nonche’ gia’ direttore di Autosprint (1985-1999).
Negli anni 70′ si è dilettato nei rally come pilota e navigatore con buoni risultati, viene tutt’ora considerato  una delle persone che meglio hanno conosciuto l’ambiente rallystico di quei periodi.
Altre info su Carlo Cavicchi nella pagina a lui dedicata nel nostro forum QUI

 

  • Cosa ne pensa dei rally attuali? Li segue?

“Non li seguo più, ma m’informo un po’.”

  • Quali soluzioni per poter migliorare la disciplina?

“Secondo me bisognerebbe tornare a gare più lunghe e più dure dove anche un privato può sperare in un risultato finale decente, e poi togliere l’obbligo per i costruttori di essere al via di tutte le gare con costi che li fanno scappare (questo specialmente nel mondiale)”

  • Una gara che l’ha esaltato?

“Il rally internazionale d’Abruzzo nel ’77 con la Fulvia Gr.3. Quinti assoluti davanti alla Opel ufficiale Gr.1 di Cerrato”

  • Rimpianti?

“A suo tempo sì, oggi no. Ho potuto guidare belle auto e non ho mai sfigurato pur in un’epoca in cui c’erano anche 200 iscritti a ogni gara. Ricordo che ogni volta leggevo l’elenco dei partenti e ne contavo almeno una quarantina che mi potevano stare davanti, invece alla fine ero sempre lassù. Probabilmente più avanti di quanto meritavo. Ecco, se però guardo ai risultati, realizzo che la differenza tra me e uno davvero bravo è che invece di ottenere 4 primi posti e 11 secondi, quello bravo avrebbe invertito l’ordine”

  • Spesso i rally anni 70/80 vengono presi ad esempio ma davvero era tutto perfetto?

“Non era tutto perfetto, ma c’erano sempre tanti protagonisti al via e tante auto differenti che puntavano a vincere. Nel mondiale, nell’italiano e anche nei rally nazionali. Se penso alla prima finale del TRN dell’82 a Imperia ricordo che io, prioritario primo elenco, partivo con la Lancia 037 del Jolly Club con il numero 47 e a vincere fu Cassinis con la Stratos che aveva il numero 55. Io fui primo in Gr.B e quinto assoluto. Ero molto deluso, invece ero stato bravo. Ricordo anche che al termine della prima speciale mi dissero che avevo preso un solo secondo da Runfola con la Stratos, miglior tempo. Godevo come un riccio, ma non mi avevano detto che come me avevano fatto altri diciassette equipaggi!”

  • Una macchina?

“La Fiat 131 Abarth. Ci ho corso soltanto a Cremona, secondo assoluto dietro alla vettura gemella di Pasetti, ma non ho mai dimenticato come teneva la strada, la sua precisione nell’ingresso curva. Me l’aveva imprestata Ambrogetti e non gliel’avrei mai voluta restituire.”

  • Una volta l’Europeo rally era un ottimo campionato ora si tenta di rilanciarlo (eurosport),in quei tempi c’erano molte difficolta’e differenze con le gare italiane?

“Da sempre nel calendario europeo c’erano diversi rally che si correvano in Italia, e fino al 1970 vincerlo equivaleva al mondiale piloti di oggi. Compresi tutti gli anni 80 è stato un importante sfogo per far fare esperienza ai piloti più giovani nel giro delle case ufficiali oppure una buona opportunità per ingrossare i palmares di quei campioni non a pieno servizio.”

  • Ordini di scuderia,c’erano? Si faticava ad accettarli? un parere.

“Certo che c’erano gli ordini di scuderia perché negli anni ’70 c’erano almeno 30 e passa piloti professionisti nel giro mondiale. In particolare c’erano in Lancia e in Fiat. Ricordo un paio di volte che Pregliasco dovette dare strada ai suoi compagni in lotta per il titolo (Ballestrieri e Munari) e lo fece con molto stile, poi ricordo bene quando frenarono Verini al Sanremo del ’77 per far vincere Andruet con la 131 di Fiat France e mai potrò dimenticare la vergognosa sceneggiata di Kankkunen a Montecarlo quando volle platealmente dimostrare che si fermava per far passare Biasion che, invece, lo aveva battuto sul Turini, la prova che doveva stabilire chi trai due avrebbe vinto per poi congelare le posizioni e non correre rischi inutili.”

  • Ha mai avuto paura? C’era qualcosa in particolare,una situazione,che non amava?

“Se per paura s’intende avere la gola secca dopo aver capito che ti è andata davvero grassa, beh sì, è successo. Poi odiavo la nebbia, anche perché tutte le volte che l’ho trovata ero al volante di una Porsche, e quest’auto era davvero bassa, col vetro anteriore grande e inclinato e si stava molto indietro come seduta. Davvero non ci vedevo niente e, in un caso, ho tirato anche una delle mie poche mine proprio perché non volevo accettare di andare come una lumaca.”

  • La Sua migliore stagione?

“In assoluto il 1982. Avevo il campionato di Gr.B in pugno quando mi sono ritirato al via della prima speciale dell’ultima decisiva gara. Lì ho deciso che avrei smesso di correre.”

in gara al Rally Valli Piacentine 1977

 

intervista realizzata da Marco Bonini per Rally.it