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OPEL KADETT

La Kadett fu la vettura più longeva della casa tedesca impegnata nei rally. Infatti il suo debutto è datato 1967 per poi vedere l’ultima evoluzione nel 1988. L’impegno da parte della casa tedesca nello sviluppo della vettura non è stato poco e come vedremo c’erano le prerogative per un ipotetico Gruppo B e S. Ovviamente come sapete la punta di diamante nel Gruppo B era la Manta 400, ma i tecnici stavano sviluppando una nuova vettura su base Kadett che poi però sfumò nel nulla grazie alla cancellazione della categoria e all’istituzione del Gruppo A.

Nel 1968 venne omologata per prendere parte al Campionato del Mondo Rally nel Gruppo 2. La Kadett B condivideva alcune parti con la sorella Ascona, di cui abbiamo parlato nella sezione precedente, partendo dal motore. Il propulsore era un 19S, ovvero un 1.9L che erogava la potenza di 90cv. Essendo un Gruppo 2, fu mantenuta la tecnica pressochè invariata rispetto al modello stradale. L’aspirazione era regolata da un piccolo carburatore Solex da 32mm mentre il reparto sospensioni era molto semplice. Si parla di un singolo braccio trasversale e ammortizzatori telescopici idraulici, mentre al posteriore vi troviamo un semplice asse rigido, completato da barra Panhard e ammortizzatori idraulici. Il peso era molto contenuto, nell’ordine degli 810/860kg, che rimasero invariati anche quando la vettura nel 1970 fu omologata per il Gruppo 4. Le modifiche apportate non furono molte: la potenza raggiunse i 160cv grazie alla sostituzione del carburatore esistente con un Weber da 40mm. I freni a disco anteriori furono ingranditi e i rapporti del cambio a quattro marce furono modificati. Ma la Kadett B ebbe ancora vita breve; infatti nel 1975 arrivò quella che viene denominata Kadett C, la diretta erede. Le omologazioni furono due: Gruppo 2 e 4, più una parentesi A/7. Il motore utilizzato fu sempre quello della famiglia dei CIH, ma venne impiegato il più nuovo e moderno 19E. Quest’ultimo si differenziava dal 19S per il sistema di alimentazione. Se prima i tecnici dovevano regolare i carburatori, ora non serviva più. La Kadett C erogava una potenza di 105cv nella versione Gruppo 2, per poi passare tra i 160 e 180cv in Gruppo 4.

I team ufficiali riuscirono a raggiungere una potenza di picco di oltre 210cv a 8200giri/min. Ma le soluzioni tecniche interne al gruppo termico non terminarono qui.

Le valvole raddoppiarono passando da due a quattro per cilindro, potendo così aumentare il rapporto di compressione e migliorare l’afflusso della miscela ai cilindri. Il cambio fu derivato dalla sorella “B”, infatti lo ZF S5 a cinque marce era solo una piccola miglioria del precedente. Tutto il comparto sospensivo fu mantenuto ed invariato; all’anteriore rimasero i doppi bracci trasversali, accoppiati ad ammortizzatori Bilstein a gas e barra antirollio. Al posteriore, sebbene meno tecnologica ma funzionale, una barra Panhard con ammortizzatori telescopici a gas Bilstein. Il peso a secco di 850kg contribuiva a prestazioni di tutto rispetto. Poco più avanti nel tempo arrivò un restyling per la Kadett, presentando nel 1978 la “C2”. All’esterno la vettura non si differenziava molto dalla Mark 1, ma il cuore pulsante fu sostituito di nuovo. Venne introdotto un 20EH. Già dall’acronimo è intuibile quale sia la sua cilindrata e peculiarità. Il 2.0L, per la precisione 1979cc, rientra sempre nella famiglia dei CIH, ma le differenze non sono radicali. Chiaramente la potenza erogata aumentò, fino ad avere a portata di pedale 235cv nella sua configurazione massima. Il resto della vettura tuttavia rimase invariato, lasciando inalterata qualsiasi configurazione tecnica presa in considerazione nella Mark 1.

Gli anni ’80 non si fecero attendere e Opel prese in mano la situazione facendo debuttare la Kadett D. Nel 1983 venne omologata una versione Gruppo A equipaggiata con un motore di derivazione GM da 1.8L. Nella testata troviamo un singolo albero a camme, abbinato a sole otto valvole. L’iniezione elettronica fu aggiornata, con una nuova versione della Bosch Jetronic. Ma la vera svolta fu la “E”. Presentata solo un anno dopo, nel 1984, l’omologazione al Gruppo A fu d’obbligo. Il motore venne aggiornato con un 18SE sempre di famiglia GM che erogava una potenza di 170cv ad un regime decisamente alto di 7200 giri/min. Dal punto di vista dell’alimentazione ormai i carburatori sono un ricordo lontano, lasciando spazio alla comune ed efficiente Bosch Jetronic. Dopo diversi anni la parte riguardante le sospensioni è stata aggiornata. E’ stato introdotto un sistema Macpherson, con braccio trasversale e ammortizzatori telescopici a gas. Le molle potevano essere intercambiate tra di loro, in base alla superficie di gara. Al posteriore oltre agli abituali ammortizzatori a gas, troviamo un singolo braccio trasversale abbinato ad una barra di torsione. La trasmissione era di tipo F16 e non più ZF, mantenendo comunque i cinque rapporti.

Come ben sapete a verso la metà degli anni ’80 spopolavano nel mondo dei rally le Gruppo B. Sebbene Opel avesse già all’attivo l’Ascona e la Manta, decise che era tempo di tentare con la Kadett E. Gli ingegneri iniziarono a lavorare al progetto nel 1984.

Fu denominato 4S, ovvero 4WD-Supercharged. I problemi furono molteplici durante la fase di costruzione e configurazione, partendo dalla scelta della posizione del propulsore. Inizialmente si era pensato di posizionarlo al centro, ma Goldstein – capo ingegnere del progetto – pensò che la vettura sarebbe divenuta troppo difficile da gestire anche da mani meno esperte. Così fece posizionare il motore all’anteriore, ma molto più arretrato del normale fino a ridosso della barriera antifiamma dell’abitacolo. In questo modo si rese possibile inserire la trazione a quattro ruote motrici senza sbilanciare troppo la vettura sull’anteriore. Le prestazioni furono un altro tasto dolente. Inizialmente fu equipaggiata con il motore della Manta B400, ovvero un 2.4L aspirato in configurazione stage 3. Tuttavia la potenza era troppo poca per competere con gli avversari di allora, così si optò per un compressore volumetrico ma riuscirono ad ottenere soltanto 325cv. Si cambiò approccio. Venne installato un turbocompressore facendo lievitare la potenza a 400cv. Tuttavia l’affidabilità era al limite, rendendo la vettura dubbiamente competitiva. Nel 1985 la vettura non era ancora pronta e il team era sotto pressione da parte di Opel stessa. Ciò portò gli ingegneri ad una soluzione drastica. Interpellarono il preparatore Zakspeed, che gli fornì un 1860cc turbocompresso da 500cv. Ma c’era un piccolo problema: il propulsore era Ford. Gli ingegneri alla presentazione cercarono di salvare la faccia ammettendo che era solo un prototipo e avrebbero trovato una soluzione tempo avanti. Il tempo non arrivò mai quando nel 1986 il Gruppo B fu abolito e anche il Gruppo S in programma fu cancellato. Così il progetto Kadett 4S finì. E’ stato comunque provato nella Dakar del 1986, per valutare anche il sistema Xtrac per le quattro ruote motrici.

Come si dice: si chiude una porta si apre un portone. I tecnici non demorsero e nel 1987 presentarono la Kadett E GSi Gruppo A. Inserirono un 20SEH sempre della famiglia GM, con una potenza di 190cv scaricati sulle ruote anteriori. L’aspirazione naturale, abbinata alle sole due valvole per cilindro non davano grandi prestazioni alla vettura. Tuttavia venne utilizzato un nuovo sistema d’iniezione elettronica Bosch Motronic.

Le sospensioni non ebbero una rivisitazione approfondita mantenendo il buon vecchio Macpherson con ammortizzatori a gas. I risultati non furono quelli sperati. L’anno successivo si cerco di migliorare il migliorabile; venne immesso il nuovo propulsore C20XE disegnato e progettato appositamente per le corse. La potenza era di 220cv a 7800 giri/min data anche salle quattro valvole per cilindro, il doppio albero a camme in testa – novità per casa Opel – e i condotti di aspirazione e scarico maggiorati. L’iniezione fu migliorata e aggiornata lavorando sull’esistente Bosch Motronic, partorendone una versione 2.5. Strutturalmente vennero migliorati i freni sfruttando al massimo lo spazio a disposizione, con dischi da 320mm e 295mm al posteriore. Sorprendentemente le sospensioni rimasero invariate.

La Kadett concluse così la sua era, rimanendo in auge fino ad inizio anni ’90 quando venne introdotta l’Astra per sostituirla.

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